Nel danno ortopedico la prova è spesso più semplice che altrove, perché il risultato si vede: un asse alterato, una vite fuori sede, una protesi mal posizionata restano scritti nelle immagini. La domanda vera diventa un’altra: quanto vale la limitazione con cui dovrai convivere, e chi paga gli interventi necessari per correggerla.
I casi ricorrenti
- Protesi d’anca o di ginocchio mal posizionate, instabili o infette
- Fratture ridotte male, con consolidazione viziosa o mancata
- Mezzi di sintesi posizionati scorrettamente o migrati
- Lesioni di nervi e vasi durante l’intervento
- Dismetria degli arti dopo protesi
- Sindrome compartimentale non riconosciuta in tempo
- Riabilitazione post operatoria omessa o sbagliata
- Dispositivi difettosi: responsabilità anche del produttore
Cosa si risarcisce
Non solo la percentuale di invalidità. Contano il dolore cronico, la limitazione funzionale nelle attività quotidiane e sportive, l’inabilità temporanea, i costi degli interventi di revisione e della fisioterapia, e il reddito perduto — voce spesso decisiva per chi svolge un lavoro manuale.
- Danno biologico permanente e temporaneo
- Danno morale e personalizzazione
- Spese mediche sostenute e future documentate
- Interventi di revisione già programmati
- Perdita di capacità lavorativa specifica
Domande frequenti
La protesi va rifatta. Chi paga il secondo intervento?
Se il primo è stato eseguito male, il costo dell’intervento di revisione rientra nel danno risarcibile, insieme alla nuova inabilità temporanea.
Ho firmato il consenso informato: posso ancora agire?
Sì. Il consenso copre il rischio della complicanza, non l’esecuzione scorretta dell’intervento. Sono due cose diverse.
E se il difetto è della protesi, non del chirurgo?
Si agisce contro il produttore secondo le norme sulla responsabilità da prodotto difettoso, eventualmente insieme alla struttura.